Brucellosi

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Brucellosi

Messaggio Da Massimo84 il Mar Giu 09, 2009 3:52 pm

La brucellosi del cane è una malattia infettiva e contagiosa caratterizzata da problemi a carico dell'apparato genitale del maschio (epididimite) e della femmina (aborto) e sostenuta dalla Brucella canis.

Casi di discospondilite sono abbastanza frequenti nella pratica clinica e in genere non costituiscono un problema nè per la diagnosi, nè per la terapia, ma talvolta ad una più accurata indagine clinica, rivelano la presenza di una patologia sistemica molto più complessa.
E' questo il caso della brucellosi: una patologia subdola, che negli Stati Uniti viene facilmente riconosciuta e diagnosticata negli allevamenti canini con problemi endemici di fertilità ed aborti (Johnson, 1995), ma che rappresenta una sfida diagnostica nel caso di singoli animali non riproduttori.
Infatti, i segni di un'infezione da Brucella canis, se si escludono quelli riferibili all'apparato riproduttivo, sono aspecifici e di modesta rilevanza.
Dermatiti, uveiti, osteomieliti, endocarditi e, come nel caso oggetto della presente nota, discospondiliti (Kerwin, 1992; Henderson, 1974) possono quindi essere spie di un'infezione brucellare rischiosa per la salute sia dell'animale, sia del proprietario, dal momento che la brucellosi canina rappresenta anche un rischio zoonotico (Kornegay, 1983; Johnson, 1995).
Nel corso di un recente soggiorno di studio negli USA ho avuto modo di osservare un caso di malattia articolare nel cane sostenuta da B.canis, che ritengo opportuno segnalare, in quanto emblematico di una situazione clinica relativamente frequente in quel Paese e che potrebbe divenire tale anche in Europa.
I cani hanno una buona resistenza nei confronti di Brucella suis, B. melitensis, B. abortus, per cui l'infezione con questi ceppi brucellari determina tutt'al più fenomeni infettivi localizzati (orchiti, aborti, osteomieliti, poliartriti, discospondiliti) e limitati a singoli soggetti (Henderson 1974). L'infezione da Brucella canis, invece, ha un'alta morbidità e tutti i soggetti facenti parte di un allevamento o di un canile dove si sia isolata B. canis sono esposti al rischio del contagio, che porta a gravi conseguenze soprattutto dal punto di vista riproduttivo.
Brucella canis è un piccolo coccobacillo aerobico Gram-negativo, che infetta i canidi e, raramente, l'uomo.
Nelle femmine la trasmissione della malattia avviene soprattutto attraverso il coito, il materiale abortito e le secrezioni lattee, ma è possibile anche la diffusione tramite le urine e le secrezioni mucose, anche se di minore importanza per lo scarso numero di microrganismi eliminati con questi secreti. Per i maschi la trasmissione dell'infezione avviene essenzialmente attraverso il coito e i microrganismi sono rinvenibili nelle urine solo per 3 mesi a partire dall'inizio della batteriemia, mentre nello sperma B. canis è presente in alto numero nelle prime 6-8 settimane, dopodichè il microrganismo si localizza nell'epididimo e nella prostata, da cui viene escreto in maniera incostante anche per 1-2 anni. La batteriemia si verifica a 1-4 settimane dall'infezione e può persistere da pochi mesi fino a 4 o 5 anni. Dopo 4-12 settimane si sviluppano anche i titoli anticorpali, che rimangono elevati per tutta la durata della batteriemia, ma che non sono comunque protettivi nei confronti di B. canis, che è un ospite intracellulare. Quando il microrganismo ripara nei tessuti, i titoli anticorpali diminuiscono, ma i tests sierologici risultano ancora positivi, anche se l'isolamento del batterio è assai arduo.
I soggetti sintomatici presentano, se si tratta di maschi, orchite (generalmente unilaterale), epididimite, iniziale aumento delle dimensioni dei testicoli, alterazione della qualità dello sperma, con successive azoospermia, atrofia testicolare e prostatite.
Le cagne, invece, sono apparentemente sane, ma vanno incontro ad aborti ripetuti. Nella maggior parte dei casi si tratterà di aborti tardivi, tra il 45° ed il 55° giorno di gestazione, ma può verificarsi anche riassorbimento embrionale, aborto precoce, natimortalità o nascita di cuccioli batteriemici per diversi mesi (Feldman e Nelson, 1992).
In entrambi i sessi la sintomatologia sistemica è scarsa e non c'è ipertermia neppure durante la fase batteriemica, forse per l'assenza di endotossine batteriche (Carmichael, 1968). Sono stati segnalati, invece, reazione linfonodale sistemica e splenica (Feldman e Nelson, 1992) ed il coinvolgimento di altri tessuti, con manifestazioni quali uveite ricorrente, discospondilite del tratto toraco-lombare, osteomielite e dermatite (Johnson, 1995).
Le prove sierologiche più significative ai fini diagnostici sono:
- l'agglutinazione rapida su vetrino, veloce ma soggetta a falsi positivi;
- l'agglutinazione lenta in provetta, più attendibile e la cui aggiunta di 2-mercaptoetanolo sembra aumentarne la specificità,
- l'immunodiffusione su agar gel, considerata la più sensibile ed attendibile delle prove, ma dall'esecuzione più indaginosa.
La diagnosi definitiva, però, si basa esclusivamente sull'isolamento del microrganismo, che può essere effettuato da colture di sangue, latte, urine, scolo vaginale, materiale abortito, sperma, linfonodi e midollo osseo.
In realtà, l'isolamento del germe è molto difficile ed è più probabile da sangue intero, se prelevato all'inizio della batteriemia.
Finora in Italia non è stato segnalato nessun caso di infezione da B. canis, nonostante siano state riportate positività sierologiche in diverse regioni italiane (Ciuchini e al. 1982, Colella e al. 1980, Valente e al.1991, Vesco e al. 1987). Manca, però, la conferma fornita dall'isolamento del microrganismo, nè si può escludere che si sia trattato di positività crociate o aspecifiche, anche se i cani sono considerati relativamente resistenti a B. melitensis, B. abortus e B. suis.
Ciuchini e coll. (1982) hanno testato cani della zona di Roma tramite l'agglutinazione rapida su vetrino semplice, con aggiunta di 2-mercaptoetanolo, e la sieroagglutinazione lenta. Tutte e tre le suddette prove hanno mostrato una buona concordanza, l'aggiunta del 2-mercaptoetanolo ne ha migliorato la specificità e tutti i sieri sono stati saggiati per B. abortus con esiti negativi. I risultati di questa ricerca, incidenza di positività per B. canis dell'1,3% in cani da compagnia e del 2,4% in cani randagi, sembrano dunque avere una buona attendibilità.
E' vero che nel sud-est degli Stati Uniti la brucellosi canina è piuttosto diffusa, ma segnalazioni a riguardo ci pervengono anche da paesi europei come Francia e Germania. Considerata la facilità con cui gli animali domestici, soprattutto i cani, attraversano i confini europei per partecipare a competizioni o semplicemente al seguito dei proprietari non è difficile immaginare che ben presto anche la brucellosi canina potrà divenire una realtà ambulatoriale.

Massimo84

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